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Sonoma Raceway: curve cieche e saliscendi nella California del vino

Ci sono circuiti che si annunciano da lontano, con tribune imponenti e torri di cemento visibili a chilometri di distanza. Il Sonoma Raceway fa l'esatto contrario: si nasconde tra le colline dorate all'estremità meridionale della Sonoma Valley, là dove la highway 37 incrocia la 121, e chi arriva per la prima volta fatica a credere che in mezzo a vigneti, paludi salmastre e greggi di pecore si nasconda uno dei tracciati stradali più impegnativi del Nord America. Eppure è così dal 1968: circa 4 chilometri di asfalto che si arrampicano su un crinale, spariscono dietro un dosso cieco e ridiscendono verso un tornante che ha deciso innumerevoli gare.

Tra le colline del Carneros

Il circuito sorge nel distretto del Carneros, una delle zone vinicole più fresche della California, dove le estremità meridionali delle valli di Sonoma e Napa si incontrano davanti alla baia di San Pablo. Al mattino la nebbia sale dalle paludi, a mezzogiorno il sole picchia, al pomeriggio il vento spazza le colline: lo stesso microclima che rende grandi il pinot nero e lo chardonnay della zona trasforma ogni weekend di gara in un rompicapo per gli ingegneri, perché l'aderenza della pista cambia sensibilmente con la temperatura e un assetto perfetto nelle prove del mattino può rivelarsi inservibile nel caldo del pomeriggio.

Il dato fondamentale, però, è il rilievo. La pista non è stata spianata nel terreno: è adagiata su un vero pendio, con un dislivello di una cinquantina di metri tra il punto più basso e quello più alto del tracciato. Non esiste praticamente un metro di rettilineo in piano. Per chi guida significa corde nascoste dietro i dossi, frenate in pendenza, carichi che cambiano in piena curva; per chi guarda significa un anfiteatro naturale dove, dai prati in pendenza, si abbraccia con lo sguardo mezza pista in un colpo solo.

Mezzo secolo di storia, tre nomi diversi

L'impianto aprì i battenti nel 1968 con il nome di Sears Point Raceway, dal promontorio che chiude a sud i monti di Sonoma. Nei primi decenni divenne la casa del motorsport su pista della California settentrionale, ospitando gare di vetture sport, competizioni motociclistiche e sfide di accelerazione, mentre più a sud, sulla penisola di Monterey, Laguna Seca svolgeva un ruolo analogo. La storia della proprietà fu tutt'altro che lineare: diversi passaggi di mano e periodi di difficoltà economica si susseguirono fino al 1996, quando il gruppo Speedway Motorsports rilevò l'impianto e avviò una profonda modernizzazione.

Anche il nome ha seguito le stagioni del marketing: dal 2002 il circuito si chiamò per un decennio Infineon Raceway, in virtù di un accordo di sponsorizzazione con un produttore di semiconduttori, e dal 2012 porta il nome più sobrio e geograficamente onesto di Sonoma Raceway. Nel paddock, però, i veterani continuano a chiamarlo Sears Point, e quel vecchio nome resta una specie di parola d'ordine tra chi conosce davvero la storia del posto.

Un giro di pista

Il tracciato stradale completo conta dodici curve numerate, ma i numeri non rendono l'idea di quanto il giro sia privo di pause. Il rettilineo dei box è corto e leggermente piegato, e la prima vera sfida arriva subito: la curva 2 è una sinistra in forte salita dove il pilota, al momento di impostare, punta letteralmente verso il cielo perché la corda è invisibile oltre il pendio. In cima alla collina un tratto tortuoso supera un dosso cieco che alleggerisce le vetture e punisce senza appello qualsiasi eccesso di ottimismo.

Poi arriva la curva simbolo: il Carousel, un lungo sinistrorso in discesa che si stringe man mano che si sviluppa, apparentemente senza fine. Portare velocità nel Carousel significa fidarsi della macchina in una curva di cui non si vede l'uscita al momento dell'ingresso, e il premio è lo slancio per il tratto più veloce del giro, le esse che scendono a valle con un ritmo destra-sinistra esaltante. Il gran finale è la staccata più famosa del circuito: il tornante della curva 11, poco prima del traguardo. È il punto di sorpasso per eccellenza, il teatro degli attacchi disperati all'ultimo giro, la curva che ha deciso gare e campionati e accartocciato una quantità notevole di lamiere.

La NASCAR tra i saliscendi

Dal 1989 Sonoma è una tappa fissa della NASCAR Cup Series; la prima edizione fu vinta da Ricky Rudd. Per decenni il circuito fu uno dei soli due tracciati stradali dell'intera stagione, e la trasferta annuale nella terra del vino rappresentava un'anomalia affascinante: stock car pesanti, nate per gli ovali, costrette a fare i conti con staccate delicate, trazione precaria e un asfalto che consuma le gomme. Gli specialisti dei circuiti stradali diventarono eroi di culto, mentre più di un dominatore degli ovali imparò qui il significato della parola umiltà.

Nessuno ha domato queste colline come Jeff Gordon: il californiano, cresciuto correndo proprio in questa regione, ha conquistato a Sonoma cinque vittorie in Cup Series, primato tuttora imbattuto. Curiosa anche la vicenda del layout: per circa vent'anni la NASCAR utilizzò una versione accorciata che aggirava il Carousel tramite un raccordo, per rendere la gara più compatta. Solo nel 2019 il Carousel completo è tornato a far parte del giro NASCAR, tra gli applausi dei puristi convinti che la curva più bella del circuito meritasse la sua gara più importante.

Monoposto, dragster e titoli decisi tra i filari

Anche le monoposto americane hanno scritto pagine importanti su queste colline. Dal 2005 al 2018 la IndyCar Series ha corso a Sonoma ogni anno e, nelle ultime stagioni di quel periodo, la gara fungeva da finale di campionato: il titolo si è quindi deciso più volte tra i vigneti del Carneros. Scott Dixon vi conquistò gara e corona nel 2015, e Simon Pagenaud ripeté l'impresa nel 2016 al termine di un weekend dominato dall'inizio alla fine. L'immagine del campione appena laureato che festeggia con i filari alle spalle è rimasta una delle cartoline più riconoscibili di quell'epoca.

L'impianto vive anche di velocità in linea retta: nella proprietà si trova una pista di accelerazione da un quarto di miglio, e la tappa estiva della NHRA a Sonoma è uno degli appuntamenti clou della stagione dei dragster professionistici, tradizionalmente inserita nella massacrante tournée occidentale che tocca tre piste in tre weekend consecutivi. Aggiungete i festival storici, le gare di vetture sport, le scuole di pilotaggio e i track day quasi quotidiani, e otterrete uno degli impianti motoristici più utilizzati degli Stati Uniti.

Non solo gare

Ciò che rende Sonoma davvero unico è il modo in cui convive con il paesaggio agricolo che lo circonda, invece di combatterlo. Un gregge di pecore bruca l'erba dei pendii troppo ripidi per i tosaerba, un grande impianto fotovoltaico contribuisce al fabbisogno energetico della struttura, e la dirigenza coltiva senza timidezze l'identità enologica del territorio, con collaborazioni e forme di ospitalità impensabili in qualunque altro speedway americano. Nei giorni feriali più tranquilli, il rombo di una singola vettura da club rimbalza tra colline dove altrimenti si sentono soltanto il vento e gli uccelli.

È questo contrasto a riassumere il luogo: uno dei circuiti stradali più severi del Nord America incastonato in uno dei paesaggi più dolci del continente. Per l'appassionato di motori che attraversa la California del vino, la deviazione verso Sears Point non è un'opzione: è un obbligo.

Sulla mappa

Il Sonoma Raceway è solo un punto nella fitta costellazione di impianti motoristici della California, dalle curve costiere di Monterey agli ovali in terra battuta della Central Valley. Per individuare con precisione il circuito tra la baia di San Pablo e la Sonoma Valley, e per scoprire tutti gli altri autodromi, speedway e piste di accelerazione della regione, aprite la nostra mappa interattiva e fate zoom sulla California settentrionale. Le colline della terra del vino sono soltanto l'inizio.