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Sandown Raceway: il circuito di Melbourne dentro un ippodromo

Basta lasciare il centro di Melbourne e guidare verso sud-est, fino al sobborgo di Springvale, per imbattersi in uno dei luoghi più curiosi del motorsport mondiale: un circuito permanente e un ippodromo che convivono sullo stesso identico terreno. Il Sandown Raceway ospita corse automobilistiche dal 1962 e, fin dal primo giorno, il suo nastro d'asfalto gira attorno agli impianti dell'ippica. Il tracciato porta i segni di questa convivenza: sembra un ovale corto innestato su una pista stradale, con due rettilinei lunghissimi e quasi paralleli, uniti alle estremità da sequenze di curve strette. Pochi impianti al mondo concentrano tanta storia in uno spazio così compatto e insolito.

Melbourne e la sua pista di periferia

Sandown appartiene alla geografia quotidiana di Melbourne come pochi altri circuiti appartengono alle proprie città. Sorge in mezzo ai sobborghi sud-orientali, circondato da case, strade trafficate e linee ferroviarie, e proprio questa vicinanza lo ha reso per decenni la porta d'ingresso al motorsport per intere generazioni di appassionati della zona. Non serve un viaggio verso un autodromo isolato in campagna: la pista è lì, raggiungibile con i mezzi pubblici, incastonata nel tessuto urbano.

Questa collocazione ha però un rovescio della medaglia. Un terreno così vasto in un'area residenziale ha un valore immobiliare enorme, e il futuro dell'impianto è da anni oggetto di discussioni pubbliche. Nel frattempo, la pista resta uno dei posti più accessibili ed economici della città per vedere le corse da vicino, con visuali ampie su gran parte del giro grazie a un terreno quasi completamente pianeggiante. È un circuito popolare nel senso più pieno del termine, e questo carattere è parte essenziale della sua identità.

Ippodromo e autodromo, una convivenza unica

La stranezza fondante di Sandown è la doppia anima del sito. Il tracciato automobilistico segue in gran parte i confini della proprietà, mentre la pista per i cavalli e le sue strutture occupano lo spazio interno. La grande tribuna principale serve entrambe le discipline: dallo stesso posto a sedere, in fine settimana diversi, si guardano purosangue oppure vetture turismo. Questa configurazione ha plasmato ogni aspetto dell'impianto, dal disegno del tracciato alle infrastrutture.

Poiché il terreno doveva continuare a funzionare come ippodromo, il circuito non ha mai potuto espandersi come le grandi piste costruite altrove in Australia. I progettisti trasformarono il vincolo in un marchio di fabbrica: la pista abbraccia i bordi del lotto, e così lungo i lati più lunghi nacquero i due celebri rettilinei, mentre gli angoli rimanenti accolsero i tratti lenti e tecnici. Vista dall'alto, la planimetria ricorda un ovale allungato punteggiato di varianti stradali, ed è esattamente la sensazione che restituisce al volante.

Un giro di pista: velocità pura e pazienza

La configurazione attuale supera di poco i tre chilometri, il che colloca Sandown tra i circuiti corti nel panorama internazionale. Dall'abitacolo, però, il giro non sembra affatto piccolo, perché i rettilinei dominano tutto. Ciascuno dei due si avvicina al chilometro di lunghezza e, insieme, coprono una porzione enorme della distanza complessiva. Le vetture arrivano in fondo a entrambi a velocità altissime, e le due staccate che li chiudono sono considerate tra i migliori punti di sorpasso di tutto il motorsport australiano.

Tutto ciò che sta fra i due rettilinei è preparazione. Le sequenze di curve alle estremità del circuito sono strette e tecniche: il pilota deve accettare di sacrificare la velocità d'ingresso per curare la trazione verso il rettilineo successivo. Il complesso di curve vicino a Dandenong Road, in fondo all'impianto, è l'esempio classico: un'uscita appena imprecisa e l'avversario resta in scia per quasi un chilometro prima di infilarsi all'interno. Il terreno piatto elimina dossi e staccate cieche: a Sandown contano velocità di punta, stabilità in frenata e motricità, e gli ingegneri impostano le vetture di conseguenza.

La storia sportiva: gran premi e stelle internazionali

Quando nel 1962 si disputarono le prime gare, l'automobilismo australiano viveva una stagione irripetibile. Durante la pausa invernale europea, i campioni internazionali scendevano nell'emisfero sud per sfidare i migliori piloti locali, e Sandown divenne in fretta uno dei palcoscenici principali del Paese. Il pubblico di Melbourne accorreva in massa per vedere dal vivo uomini e macchine conosciuti solo attraverso le riviste d'importazione.

Negli anni Sessanta e Settanta Sandown ospitò più volte il Gran Premio d'Australia, quando quel titolo indicava una corsa a sé stante e non una prova del mondiale di Formula 1. La pista fu anche una tappa fissa della Tasman Series, il celebre campionato estivo che portava i piloti da gran premio in Australia e Nuova Zelanda. Jim Clark è tra i grandi nomi che vinsero a Sandown in quell'epoca, un ricordo che gli appassionati di Melbourne custodiscono con orgoglio. Per una pista di periferia avvolta attorno a un ippodromo, l'elenco degli ospiti illustri di quegli anni resta straordinario. A metà degli anni Ottanta, inoltre, il tracciato venne temporaneamente allungato per ospitare una prova del campionato mondiale sportprototipi, portando i grandi prototipi internazionali in un sobborgo di Melbourne prima di tornare alla configurazione più corta.

La Sandown 500, cuore dell'endurance australiana

Se una sola gara definisce Sandown, è la corsa di durata che ne porta il nome. Le gare turismo di lunga distanza vi misero radici già a metà degli anni Sessanta e, decennio dopo decennio, l'endurance di Sandown è diventata uno dei pilastri della stagione australiana. Per generazioni di tifosi rappresenta la prova generale prima della Bathurst 1000: è qui che gli equipaggi trovano l'intesa, che i meccanici provano le soste sotto pressione reale, che i pretendenti al titolo scoprono se la loro vettura reggerà la distanza della montagna.

Formato e denominazione della corsa sono cambiati spesso, seguendo sponsor, categorie e regolamenti, ma il suo ruolo è rimasto sorprendentemente stabile: la stagione dell'endurance australiana comincia a Sandown. Il tracciato, del resto, è perfetto per la disciplina. Sulla distanza di una gara completa i lunghi rettilinei puniscono ogni debolezza in velocità massima, le staccate violente mettono alla prova l'affidabilità giro dopo giro, e la compattezza dell'impianto permette al pubblico di seguire contemporaneamente la strategia ai box e la lotta in pista. Molte livree e coppie di piloti leggendarie del turismo australiano hanno un capitolo scritto proprio qui.

Il presente: gusto rétro e futuro in bilico

Negli ultimi anni Sandown ha fatto della propria storia una bandiera. La sua tappa del campionato nazionale Supercars ha spesso assunto un'impronta volutamente rétro, con livree ispirate al passato e celebrazioni della tradizione del circuito: un riconoscimento lucido del fatto che la nostalgia è tra le risorse più preziose del luogo. Gare di club, rievocazioni storiche e campionati nazionali tengono viva la pista anche lontano dai grandi eventi.

Il futuro, però, è davvero incerto. Il terreno appartiene a un club di corse ippiche e da anni circolano pubblicamente proposte di riqualificazione di quest'area preziosa, al punto che i tifosi si chiedono per quanto tempo ancora vi si potrà correre. Nulla di tutto questo sminuisce ciò che il posto ha rappresentato; semmai l'incertezza ha rafforzato l'affetto degli australiani per il loro vecchio circuito, e ogni grande weekend di gara porta ormai con sé una punta di solennità, nel caso dovesse rivelarsi uno degli ultimi.

Sulla mappa

Sandown si capisce prima di tutto con gli occhi: un nastro d'asfalto avvolto attorno a un ippodromo, due lunghi rettilinei che si specchiano da un capo all'altro del terreno, e grappoli di curve rannicchiati negli angoli della proprietà. La nostra mappa interattiva mostra con precisione come il circuito si inserisce nella periferia sud-orientale di Melbourne, a pochi passi da case, strade e ferrovia. Approfittatene per confrontare l'impronta compatta di Sandown con gli altri grandi circuiti australiani, e poi continuate l'esplorazione nel resto del mondo.