Circuit Mont-Tremblant: il gioiello stradale del Québec tra Formula 1 e Can-Am
Nel 1970 Jacky Ickx portò la Ferrari alla vittoria nel Gran Premio del Canada su una pista incastonata tra i boschi dei monti Laurenziani, a circa un'ora e mezza di strada a nord-ovest di Montréal. Quel tracciato era il Circuit Mont-Tremblant, sorto accanto al villaggio di Saint-Jovite, e quel successo arrivava due anni dopo l'altro Gran Premio iridato disputato lì, vinto nel 1968 da Denny Hulme con la McLaren. Per un circuito circondato da laghi, foreste e piste da sci si tratta di credenziali straordinarie — eppure la Formula 1 è solo uno dei capitoli di una storia che comincia ancora prima, con la nascita di una delle serie più leggendarie del motorsport nordamericano.
Dove nasce il circuito
Il Circuit Mont-Tremblant fu inaugurato nel 1964, in anni in cui in tutto il Nord America sorgevano piste stradali permanenti per assecondare il boom delle corse di vetture sport. Mentre molti impianti dell'epoca venivano ricavati da aeroporti dismessi e pianeggianti, in Québec si scelse un terreno autenticamente mosso: colline, avvallamenti e pendenze naturali dettarono fin dall'inizio il carattere del tracciato. Il vicino villaggio di Saint-Jovite, oggi parte della città di Mont-Tremblant, diede a lungo il nome alla pista sulla stampa internazionale: nelle cronache d'epoca si legge spesso semplicemente «St. Jovite».
La collocazione è al tempo stesso la fortuna e il vincolo del circuito. Il paesaggio — boschi che in autunno esplodono di colori, scorci di montagna da diverse curve, un villaggio turistico a pochi minuti — ne fa uno degli autodromi più fotogenici al mondo. Ma la vicinanza di una comunità che vive di turismo impone da sempre una gestione attenta del rumore: il numero di giornate rumorose per stagione è limitato da accordi con la municipalità, e la pista ha imparato a convivere con i propri vicini.
Il tracciato: saliscendi, ritmo e coraggio
Il circuito completo misura circa 4,26 chilometri, ovvero 2,65 miglia, e conta quindici curve. I numeri, però, non raccontano la cosa più importante: la tridimensionalità del giro. La pista sale, scende e si inclina di continuo, e diversi tratti veloci passano sopra dossi ciechi dove la vettura si alleggerisce proprio quando il pilota avrebbe bisogno di carico. Le curve veloci premiano una traiettoria decisa, quelle che si chiudono puniscono l'ingordigia in ingresso, e la conoscenza del tracciato vale decimi preziosi a ogni giro.
Ai tempi della Formula 1 le asperità dell'asfalto erano famigerate: le cronache dell'epoca descrivono monoposto che si staccavano letteralmente da terra sui dossi. Quella ruvidezza faceva ammirare il circuito ai piloti e preoccupare le squadre. Ancora oggi chi ci gira lo descrive con le stesse parole riservate ai grandi tracciati naturali europei: una pista sincera, che restituisce esattamente ciò che le si dà, dove un giro veloce si conquista e non si assembla.
La Formula 1 in Québec
Quando il Gran Premio del Canada entrò nel Mondiale di Formula 1, nel 1967, la corsa prese ad alternarsi nei primi anni tra Mosport Park, in Ontario, e Mont-Tremblant, in Québec. Il circuito laurenziano ospitò così due edizioni iridate. Nel 1968 vinse Denny Hulme per la McLaren, un risultato di peso nella storia giovane della squadra. Nel 1970 toccò a Jacky Ickx con la Ferrari, al termine di una stagione segnata dalla scomparsa di Jochen Rindt, campione del mondo a titolo postumo. Quel fine settimana del 1970 è ricordato anche come una delle prime uscite della nuovissima Tyrrell, la monoposto costruita in gran segreto e destinata di lì a poco a dettare legge.
La Formula 1, però, non mise radici tra le montagne. Il fondo sconnesso metteva a dura prova vetture sempre più sofisticate, e le esigenze logistiche ed economiche del Circus continuavano a crescere. Il Gran Premio del Canada trovò infine la sua casa definitiva a Montréal. Restano due gare valide per il Mondiale, con vincitori del calibro di Hulme e Ickx: un patrimonio che pochissimi circuiti canadesi possono vantare.
Surtees e la prima Can-Am della storia
Il capitolo forse più fondativo risale al settembre 1966, quando Mont-Tremblant ospitò la prima gara in assoluto della Canadian-American Challenge Cup, la mitica Can-Am. A imporsi fu John Surtees al volante di una Lola, aprendo la storia di un campionato che sarebbe diventato sinonimo di libertà tecnica pressoché totale e di potenze smisurate. Che una serie così leggendaria sia nata proprio tra i monti Laurenziani dice molto del prestigio del circuito negli anni Sessanta.
Gli anni d'oro portarono molto altro: la Trans-Am, con le sue vetture derivate dalla serie, corse lì nel pieno del suo splendore, insieme a campionati nazionali di monoposto e vetture sport. Per il pubblico del Québec, appassionato di corse, Saint-Jovite era il luogo dove i campioni internazionali venivano a casa loro. Il circuito contribuì concretamente a far crescere la cultura motoristica della provincia — una cultura che avrebbe poi regalato al Canada alcuni dei suoi nomi più celebri.
Declino e rinascita
Come molte piste della sua generazione, anche Mont-Tremblant attraversò decenni difficili. Con le grandi serie migrate altrove, l'impianto invecchiò, e negli anni Novanta il vecchio teatro di Gran Premi mostrava tutti i suoi anni. La svolta arrivò attorno al 2000, quando l'imprenditore canadese Lawrence Stroll — in seguito celebre come proprietario di una scuderia di Formula 1 e padre di un pilota di Gran Premio — acquistò il circuito. Sotto la sua gestione la pista fu rinnovata a fondo: riasfaltata, resa più sicura, dotata di paddock e strutture di accoglienza all'altezza di una località turistica di alto livello, preservando però deliberatamente il carattere del tracciato originale.
Con il rinnovamento tornarono anche le corse professionistiche. Nel 2007 fece tappa la serie Champ Car, riportando le monoposto di vertice tra i Laurenziani per la prima volta dopo decenni, e nello stesso periodo vi corse anche la serie nazionale canadese di stock car sotto l'egida NASCAR. Altrettanto importante, il circuito divenne un appuntamento fisso per le corse storiche, con festival che radunano monoposto, sport e turismo d'epoca su un asfalto che molte di quelle vetture avevano conosciuto da protagoniste.
Il presente: gentleman driver e auto storiche
Il Mont-Tremblant di oggi vive meno di grandi campionati e più della quotidianità di un circuito stradale di prim'ordine. Il calendario ruota attorno a gare di club, eventi monomarca, giornate in pista, corsi di guida e programmi aziendali, con le poche giornate ad alto impatto acustico riservate ai momenti clou della stagione. Per i piloti amatoriali del Québec, dell'Ontario e del nord-est degli Stati Uniti, un giro qui resta un sogno nel cassetto: un tracciato impegnativo e una località di villeggiatura a due passi trasformano un fine settimana di corse in una vacanza.
Il legame con la storia viene coltivato con orgoglio: questa è la pista dove Surtees vinse la prima Can-Am, dove Hulme e Ickx conquistarono Gran Premi, in un paesaggio rimasto quasi immutato da allora. Pochi luoghi al mondo permettono di respirare così da vicino la geografia delle corse degli anni Sessanta.
Sulla mappa
Il Circuit Mont-Tremblant è solo uno delle centinaia di impianti che abbiamo censito in tutto il mondo, dai circuiti da Gran Premio alle piste stradali dimenticate. Aprite la mappa interattiva, fate zoom sui monti Laurenziani a nord-ovest di Montréal e troverete il tracciato adagiato tra laghi e colline boscose — poi continuate a esplorare, per scoprire come la geografia delle corse del Québec si intreccia con il resto del mondo del motorsport.