Chang International Circuit di Buriram: viaggio nel cuore motociclistico della Thailandia
Ottobre 2018, ultimo giro del primo Gran Premio di Thailandia della storia. Marc Márquez e Andrea Dovizioso, i due grandi rivali di quegli anni, arrivano appaiati alle curve finali di un circuito che il mondo della MotoGP sta imparando a conoscere in diretta: il Chang International Circuit di Buriram. La staccata decisiva premia lo spagnolo, che vince per un soffio davanti a tribune gremite e a un pubblico in delirio. In quel pomeriggio afoso dell'Isan, la regione nordorientale della Thailandia, un autodromo inaugurato appena quattro anni prima si guadagna di colpo un posto stabile nell'immaginario del motociclismo mondiale.
Da dove nasce un circuito nel nulla
Per capire Buriram bisogna partire da un uomo: Newin Chidchob, ex politico che ha deciso di trasformare la propria provincia, fino ad allora nota per le risaie e per i templi khmer, in una città dello sport. Prima è arrivato il calcio, con il Buriram United diventato una delle squadre più vincenti della Thailandia e dotato di uno stadio moderno; poi, nel 2014, è toccato ai motori, con la costruzione del primo autodromo permanente di livello internazionale del Paese, sorto proprio accanto allo stadio. Il risultato è un distretto sportivo compatto e quasi unico al mondo. Il nome viene dal marchio di birra Chang, che in thailandese significa elefante, simbolo perfetto per un progetto di simili ambizioni. Nei documenti ufficiali capita di leggere anche Buriram International Circuit: è sempre lo stesso impianto.
Un disegno di Tilke fatto di rettilinei e staccate
Il tracciato porta la firma di Hermann Tilke, l'architetto tedesco autore di gran parte dei circuiti moderni da Gran Premio. Con i suoi 4,554 chilometri e dodici curve, Buriram è una pista dal carattere dichiaratamente stop-and-go. Il primo settore è dominato da due lunghissimi allunghi conclusi da staccate violente, tra le più impegnative dell'intero calendario: velocità di punta, stabilità in frenata e gioco delle scie decidono i sorpassi molto più del ritmo in percorrenza. Il settore centrale si fa più tecnico e guidato, prima di una combinazione sinistra-destra scorrevole che riporta sul rettilineo del traguardo. I piloti la descrivono spesso come una pista facile da imparare ma difficilissima da rifinire, perché ogni minima sbavatura in frenata si paga subito. L'impianto vanta l'omologazione FIA di Grado 1 e quella FIM di Grado A, il doppio lasciapassare per le massime categorie a quattro e due ruote.
Gli anni della Superbike
Prima della MotoGP fu la Superbike a fare da apripista. Il mondiale delle derivate di serie corse a Buriram per la prima volta nel marzo 2015, a pochi mesi dall'inaugurazione, e vi tornò ogni anno fino al 2019. Erano le stagioni del dominio di Jonathan Rea, e il pilota della Kawasaki trasformò la trasferta thailandese in una delle sue roccaforti, salendo ripetutamente sul gradino più alto del podio. Già allora il round thailandese si distingueva per due costanti che sarebbero diventate il marchio di fabbrica dell'evento: un pubblico numeroso ed entusiasta e un caldo feroce. Quando la Superbike lasciò il calendario dopo il 2019, la missione era compiuta: la Thailandia aveva dimostrato di saper organizzare corse motociclistiche di livello mondiale.
Pandemia, diluvio e riscatto
Lo slancio della MotoGP thailandese si interruppe bruscamente con la pandemia: le edizioni 2020 e 2021 furono cancellate. Il ritorno, nell'ottobre 2022, si trasformò in una battaglia sotto il monsone: un acquazzone torrenziale ritardò la partenza e consegnò la gara ai funamboli del bagnato. A imporsi fu Miguel Oliveira, allora in sella alla KTM, con una prova magistrale che confermò la sua fama di specialista della pioggia. L'anno successivo toccò a Jorge Martín firmare un fine settimana d'autorità nel pieno della lotta per il titolo, dimostrazione di quanto questo tracciato di grandi frenatori premi la guida aggressiva e precisa al tempo stesso.
Da tappa esotica a gara inaugurale
Dalla stagione 2025 Buriram ha ricevuto un riconoscimento che dieci anni prima sarebbe parso fantascienza: ospitare la gara inaugurale del mondiale MotoGP. La scelta rifletteva il peso commerciale crescente del Sud-est asiatico per il campionato e i numeri di pubblico costantemente straordinari del round thailandese. Quel debutto stagionale del 2025 vide il dominio di Marc Márquez, nel frattempo passato alla Ducati ufficiale, primo passo della campagna che lo avrebbe riportato in cima al mondiale. Per Buriram, aprire la stagione significa catalizzare l'attenzione dell'intero pianeta motociclistico, con tutte le trame dell'inverno che vengono al pettine proprio sull'altopiano dell'Isan.
Caldo tropicale e marea di tifosi
Chiedete di Buriram a un pilota e la conversazione arriverà in fretta al caldo. Le gare thailandesi si corrono regolarmente in condizioni tropicali, con temperature dell'asfalto elevatissime e un'umidità che prosciuga le energie: la preparazione atletica conta quanto la messa a punto della moto. Ma è proprio questa intensità, dentro e fuori dalla pista, a dare identità all'evento. I tifosi thailandesi arrivano in massa, moltissimi proprio in sella a quegli scooter e a quelle piccole moto che fanno del Paese una delle grandi nazioni motociclistiche del mondo, e attorno al circuito il fine settimana di gara si fonde con una festa popolare. Fuori dai cancelli, la provincia di Buriram racconta una Thailandia lontana dalle spiagge del sud: santuari khmer come Phanom Rung sorgono su vulcani spenti a breve distanza, e la cucina dell'Isan è celebrata in tutto il Paese.
Non solo MotoGP
Sebbene la MotoGP sia l'evento di punta, il Chang International Circuit ha sempre coltivato un calendario ampio. La serie giapponese Super GT vi ha corso a partire dal 2015, portando le sue spettacolari GT500 nel Sud-est asiatico, e la pista ospita con regolarità campionati turismo e endurance regionali oltre alle serie motociclistiche nazionali. La licenza di Grado 1 tiene aperta, almeno in teoria, la porta all'automobilismo di vertice, mentre l'attività di test ed eventi mantiene l'impianto vivo tutto l'anno. In una regione dove diversi progetti ambiziosi hanno faticato a sopravvivere, la combinazione di volontà politica, radicamento locale e passione autentica ha reso Buriram un modello di sostenibilità sportiva.
Una generazione di piloti thailandesi
Il circuito ha regalato al motociclismo thailandese anche qualcosa di più profondo di un grande evento annuale: un palcoscenico per i propri talenti. Con Somkiat Chantra un pilota thailandese è arrivato fino al mondiale Moto2, dove ha conquistato vittorie in Gran Premi prima di tentare il salto nella classe regina. Per il pubblico di casa, nomi come il suo trasformano il fine settimana di Buriram in un evento nazionale, con bandiere, magliette e fan club che colorano le tribune. Allo stesso tempo, campionati nazionali e categorie giovanili utilizzano la pista tutto l'anno come sede di gare e allenamenti, costruendo quella base di cui il motociclismo thailandese poteva soltanto sognare una generazione fa. Chi vuole capire perché la MotoGP funzioni così bene in Thailandia non deve fermarsi ai numeri del pubblico: la risposta sta nell'intreccio tra la cultura quotidiana delle due ruote, gli idoli locali e un'infrastruttura di livello mondiale piantata nel cuore dell'Isan. È questa miscela a distinguere Buriram da tanti circuiti architettonicamente imponenti ma senza un pubblico proprio.
Sulla mappa
Il Chang International Circuit è solo uno delle migliaia di luoghi del motorsport che puoi scoprire sulla nostra mappa interattiva. Fai zoom su Buriram per vedere come il tracciato sorga fianco a fianco con lo stadio di calcio nel cuore dell'Isan, poi spostati sul Sud-est asiatico per confrontarlo con gli altri circuiti da Gran Premio della regione. Che tu stia organizzando un viaggio verso il round thailandese della MotoGP o semplicemente esplorando la geografia mondiale delle corse, la mappa è il punto di partenza ideale.