Il circuito Bugatti di Le Mans: viaggio nella pista permanente della Sarthe
Quando si parla di Le Mans, il pensiero corre subito alla 24 Ore e allo sterminato circuito della Sarthe, ricavato in buona parte da strade statali aperte al traffico per il resto dell'anno. Eppure sullo stesso terreno, con la stessa linea di partenza e la stessa corsia box, convive una seconda pista dal carattere completamente diverso: il circuito Bugatti. Lungo circa 4,2 chilometri, inaugurato nel 1965 e utilizzabile dodici mesi all'anno, dal 2000 ospita senza interruzioni il Gran Premio di Francia della MotoGP, una delle gare motociclistiche più seguite del mondo. E c'è persino un curioso capitolo italiano nel suo nome.
Due circuiti, un solo nome
Il rapporto tra il Bugatti e il circuito della Sarthe confonde anche gli appassionati di lungo corso, quindi conviene fare chiarezza. I due tracciati condividono il rettilineo principale, il complesso dei box e la salita verso la curva Dunlop con la sua chicane, sormontata dalla celebre passerella pedonale che domina la pista fin dai primi anni Trenta. Dopo questo tratto comune le strade si dividono: il grande circuito della 24 Ore si getta verso il Tertre Rouge e le strade pubbliche che portano al rettilineo dell'Hunaudières, mentre il Bugatti piega a destra e resta interamente dentro l'impianto permanente. La differenza è pratica prima ancora che sportiva. Il tracciato della Sarthe, lungo circa 13,6 chilometri, può essere allestito solo per pochi eventi all'anno, perché richiede la chiusura di strade normalmente trafficate. Il Bugatti invece è un autodromo chiuso in senso classico, disponibile per gare, collaudi, prove libere e corsi di guida in qualunque settimana. Un solo indirizzo, due piste profondamente diverse, e un tratto d'asfalto condiviso dove le loro storie si sovrappongono.
Una storia iniziata nel 1965, un nome nato a Milano
La pista permanente aprì nel 1965 per volontà dell'Automobile Club de l'Ouest, lo stesso ente che organizza la 24 Ore. L'obiettivo era concreto: far vivere il sito tutto l'anno invece di lasciarlo in letargo tra un'edizione e l'altra della classica di durata, offrendo una sede per le corse nazionali, i collaudi e la formazione dei piloti. Il nome rende omaggio a Ettore Bugatti, costruttore nato a Milano e diventato uno dei protagonisti assoluti dell'automobilismo francese dalle sue officine di Molsheim, in Alsazia. Per gli appassionati italiani c'è quindi un motivo di orgoglio in più: la pista permanente più famosa di Francia porta il nome di un milanese. Nel corso dei decenni l'impianto è stato ammodernato a più riprese, con nuovi asfalti, vie di fuga ampliate, barriere aggiornate e un'infrastruttura box all'altezza dei campionati internazionali. L'idea di fondo però non è cambiata: il Bugatti è la parte di Le Mans che lavora sempre, il cuore operativo di un luogo che altrimenti vivrebbe soltanto di memoria.
Il giro di pista
Il Bugatti si percorre in senso orario e concentra un lavoro enorme in pochi chilometri. Dalla griglia la pista sale verso la veloce curva Dunlop, poi si stringe nella chicane omonima sotto la passerella, classico collo di bottiglia del primo giro. Segue la discesa verso La Chapelle, dove il tracciato abbandona definitivamente il percorso della 24 Ore e si tuffa nella parte interna. La curva del Musée, che prende il nome dal vicino museo della 24 Ore, apre una sequenza tecnica che prosegue a Garage Vert, tratto lento dove la pazienza sul gas fa la differenza, e poi nel doppio destro dello Chemin aux Boeufs, indicato da molti piloti come il punto più difficile da interpretare dell'intero giro. Il Raccordement, l'ultima curva, il cui nome significa semplicemente collegamento, riporta le moto sul rettilineo. Il carattere complessivo è inequivocabile: frenate violente, curve strette, trazione in uscita, e tutto da ripetere a ogni passaggio. I mezzi stabili in staccata e capaci di scaricare bene la potenza prosperano qui, e chi sa frenare più tardi degli altri ha una vera occasione di sorpasso quasi a ogni giro, soprattutto alla chicane e al Musée.
La Formula 1 che non tornò mai
Il circuito detiene un primato curioso: ha ospitato il Gran Premio di Francia di Formula 1 una sola volta, nel 1967, e il Circus non è mai più tornato. Vinse Jack Brabham con la vettura della propria squadra, guidando una doppietta della Brabham-Repco davanti al compagno Denny Hulme, che a fine stagione sarebbe diventato campione del mondo. Sulla carta un risultato di peso, ma il fine settimana lasciò l'amaro in bocca: i piloti giudicarono il tratto interno tortuoso e poco gratificante rispetto ai velocissimi circuiti stradali dell'epoca, e il pubblico rimase ben al di sotto delle attese. Il Gran Premio di Francia riprese così il suo pellegrinaggio verso altre sedi. Col senno di poi, l'episodio racconta meno della pista e più di quel momento storico. Proprio le caratteristiche che annoiarono i piloti di Formula 1, cioè staccate impegnative, curve lente e continui cambi di ritmo, sono quelle che oggi rendono il tracciato così affascinante per le moto. Poche vicende dimostrano con altrettanta chiarezza che un disegno di pista non è mai buono o cattivo in assoluto, ma solo in relazione ai mezzi che vi corrono sopra.
La MotoGP e la marea umana di maggio
Il Motomondiale corse per la prima volta sul Bugatti nel 1969, ma per decenni il Gran Premio di Francia vagabondò tra diversi circuiti prima di stabilirsi a Le Mans nel 2000. Da allora la gara è diventata un fenomeno di costume. Le edizioni recenti hanno richiamato nell'arco del fine settimana folle vicine alle trecentomila persone, numeri che collocano l'evento tra i più frequentati dell'intero campionato del mondo. L'ascesa dei campioni di casa ha alimentato ulteriormente l'entusiasmo: Fabio Quartararo, campione del mondo della classe regina nel 2021, e il combattivo Johann Zarco danno al pubblico francese eroi autentici da sostenere. La corsa si disputa tradizionalmente a maggio, quando il meteo del nord-ovest della Francia è una lotteria, e il tracciato dominato dalle frenate castiga ogni minima sbavatura su asfalto freddo o umido. Il risultato è un Gran Premio con una storia insolitamente ricca di gare pazze, vincitori a sorpresa e colpi di scena nel finale. Aggiungete campeggi, clacson e notti insonni sulle tribune, e capirete perché i piloti lo descrivono come una delle atmosfere più intense della stagione.
L'endurance e la vita di tutti i giorni
Per quanto la MotoGP sia la vetrina principale, il Bugatti si guadagna da vivere tutto l'anno. Il suo secondo appuntamento di cartello è la 24 Ore Motociclistica, la 24 Heures Motos, nata nel 1978, che trasferisce sulle due ruote lo spirito dell'endurance di Le Mans ed è oggi una tappa del mondiale endurance. La pista ospita inoltre prove dei campionati nazionali francesi auto e moto, rievocazioni storiche, giornate di test dei costruttori e un fitto calendario di turni in pista aperti agli amatori. Le scuole di guida la utilizzano per la formazione di piloti e motociclisti, mentre un grande impianto di kart sullo stesso terreno tiene in allenamento le nuove leve. Il museo della 24 Ore, all'ingresso, lega il tutto a un secolo di storia del motorsport. In questo senso il Bugatti onora ancora oggi la missione ricevuta nel 1965: è la parte del complesso di Le Mans che non si spegne mai davvero.
Sulla mappa
Dal punto di vista geografico il circuito Bugatti è facile da individuare: sorge al margine meridionale di Le Mans, nel dipartimento della Sarthe, nel nord-ovest della Francia, e condivide ingresso, box e museo con il grande tracciato di durata che ha reso celebre la città. Per vedere come la pista permanente si incastra dentro il circuito della Sarthe, e quali altri autodromi francesi si trovano nei dintorni, aprite la nostra mappa interattiva e ingrandite su Le Mans. Da lì potrete esplorare tutti i circuiti e gli ovali che abbiamo censito in Francia e nel resto del mondo.