Salzburgring: viaggio nel velocissimo circuito austriaco stretto fra le pareti di roccia
Pochi chilometri a est di Salisburgo, in una valle stretta chiamata Nesslgraben, si nasconde uno dei circuiti più veloci che abbiano mai ospitato una prova di campionato del mondo. Il Salzburgring, inaugurato nel 1969 e lungo poco più di quattro chilometri, per circa un quarto di secolo ha visto l'élite del Motomondiale sfrecciare a tutto gas fra i guard-rail e la pietra. Poche piste al mondo devono il proprio carattere in modo così totale al paesaggio che le contiene: qui la valle ha dettato il tracciato, il tracciato ha imposto la velocità, e la velocità ha scritto una storia fatta di trionfi, tragedie e una sorprendente capacità di resistere al tempo.
Dove le Alpi incontrano l'asfalto
I circuiti permanenti nascono di solito su terreni aperti, dove i progettisti possono disegnare le curve che preferiscono. Al Salzburgring le cose andarono diversamente. Chi lo costruì aveva a disposizione un fondovalle lungo e sottile, chiuso fra versanti boscosi e affioramenti rocciosi, con la sagoma inconfondibile del Nockstein a dominare l'estremità orientale. La soluzione fu tanto semplice quanto radicale: mandare la pista su un lato della valle e riportarla indietro sull'altro. Ne è nato un tracciato dominato da due lunghissimi rettilinei quasi paralleli, uniti da un anello stretto a ciascuna estremità e conditi da curvoni veloci dove le pareti si avvicinano. Per il pubblico sistemato sui pendii erbosi è un anfiteatro naturale, dal quale si abbraccia con lo sguardo gran parte del giro. Per i piloti è un corridoio in cui barriere, alberi e roccia non sembrano mai lontani. Proprio questa vicinanza costante è l'essenza del Salzburgring: una pista disegnata più dalla geologia che dalla matita di un progettista.
La nascita del circuito
La passione austriaca per il motorsport ha radici profonde, e la regione di Salisburgo aveva una propria tradizione ben prima che esistesse una pista permanente. La celebre cronoscalata del Gaisberg spediva auto e moto su per la montagna che sovrasta la città già nei primi decenni dello sport. Dopo la guerra l'entusiasmo crebbe ancora, e negli anni Sessanta, mentre i piloti austriaci si facevano strada sulla scena internazionale, i tracciati provvisori e le corse in salita non bastavano più alle esigenze sportive e di sicurezza del grande sport. Nacquero così, quasi in contemporanea, due impianti destinati a segnare il motorsport austriaco: l'Österreichring in Stiria e il Salzburgring nel Nesslgraben, aperto alle competizioni nel 1969. La divisione dei compiti venne da sé: la Stiria accolse la Formula 1, mentre il Salzburgring divenne la casa austriaca del Gran Premio motociclistico, un nome familiare per tutti gli appassionati delle due ruote in Europa.
Un giro di pista: velocità allo stato puro
Sulla carta, un giro del Salzburgring si racconta in fretta. Dalla linea di partenza la pista corre lungo la valle, attraverso curve abbastanza veloci da non interrompere quasi mai l'accelerazione, fino all'estremità orientale dove un tornante ai piedi del Nockstein inverte la direzione. Poi comincia il viaggio di ritorno: un tratto lanciato, apparentemente infinito, sul versante opposto della valle, che solo una chicane e l'ampio curvone del paddock riescono infine a domare, chiudendo l'anello. In sella o al volante, la realtà è molto più impegnativa. Poiché gran parte del giro si percorre a farfalla spalancata, ogni dettaglio pesa: la potenza del motore, l'arte della scia, il coraggio di non alzare il gas nei curvoni dove l'errore perdona poco. Ai tempi dei Gran Premi le medie registrate qui figuravano regolarmente fra le più alte dell'intero calendario, e le battaglie di scia divennero leggendarie, con gruppi interi di moto che si scambiavano le posizioni più volte nello stesso giro.
Il Mondiale a due ruote nel Nesslgraben
Dal 1971 il Gran Premio d'Austria delle moto scelse il Salzburgring come casa, e vi rimase per oltre due decenni. I primi anni appartennero alla generazione di Giacomo Agostini e alle moto ufficiali di quell'epoca; poi, fra i Settanta, gli Ottanta e i Novanta, praticamente tutti i grandi nomi della classe regina corsero nella valle. Il circuito produceva uno spettacolo di tipo particolare: velocità di punta enormi, trenini di scia furibondi e arrivi in cui una manciata di piloti tagliava il traguardo quasi appaiata. Le classi minori, dalle 125 ai sidecar, regalavano spesso le gare più combattute di tutte, perché su un tracciato dove la scia regna sovrana andarsene in fuga da soli era praticamente impossibile. Per il pubblico austriaco quell'appuntamento rappresentava il culmine della stagione e richiamava folle imponenti sulle tribune naturali dei pendii. Quando si definisce il Salzburgring un tempio della velocità, si pensa esattamente a quegli anni.
Il prezzo della velocità
Le stesse qualità che rendevano il Salzburgring esaltante lo rendevano anche pericoloso, e la sua storia porta cicatrici vere. Il giorno più nero arrivò nel 1977, quando una carambola con numerosi piloti coinvolti nella gara della classe 350 costò la vita allo svizzero Hans Stadelmann e ferì gravemente altri concorrenti; diverse stelle si rifiutarono di tornare in pista quel fine settimana, e l'episodio divenne una tappa decisiva nella lunga battaglia dei piloti per una maggiore sicurezza nei Gran Premi. Il problema di fondo era scritto nel paesaggio stesso: una pista compressa fra i fianchi di una valle non ha semplicemente lo spazio per vie di fuga generose, e i guard-rail costeggiavano la traiettoria in un'epoca in cui le moto diventavano più veloci a ogni stagione. Negli anni si intervenne con modifiche e chicane per spezzare i tratti più rapidi, ma la geometria della valle poteva essere solo addolcita, mai davvero cambiata. A metà degli anni Novanta il divario con gli standard moderni era ormai troppo ampio e il Motomondiale voltò pagina, chiudendo l'era iridata del Salzburgring.
Non solo moto
Se le due ruote hanno scritto i titoli, il Salzburgring vanta anche un ricco passato automobilistico. Negli anni Settanta vi corse la Formula 2 europea, allora la principale anticamera della Formula 1, e le vetture turismo trovarono su quei lunghi rettilinei uno spettacolo altrettanto acceso, con tappe del campionato europeo turismo fra gli ospiti nel corso degli anni. Le serie nazionali austriache e tedesche frequentano la pista da sempre, e tutto ciò che privilegia la potenza rispetto al carico aerodinamico si trova qui a proprio agio. La Formula 1, invece, non arrivò mai: col senno di poi era inevitabile, perché l'Österreichring offriva spazi e curvoni che il Nesslgraben non avrebbe mai potuto concedere. Ma proprio quella spartizione dei ruoli permise al Salzburgring di costruirsi un'identità propria invece di vivere all'ombra altrui: quella di un circuito di velocità pura, ruvido e senza filtri.
Il presente del Salzburgring
La fine dell'era dei Gran Premi non segnò la fine della pista. Il Salzburgring è tuttora in piena attività: ospita prove del campionato internazionale tedesco di motociclismo, rievocazioni storiche che riportano nella valle le vecchie moto da Gran Premio, gare di club, giornate di test e corsi di guida. La cornice spettacolare lo ha reso attraente anche per eventi lontanissimi dalle corse, dalle manifestazioni ciclistiche ai grandi concerti all'aperto. Le discussioni su ammodernamenti, investimenti e futuro a lungo termine dell'impianto riaffiorano periodicamente, come accade a molti circuiti europei di vecchia generazione, ma l'essenziale è sopravvissuto: chi oggi si sistema sul pendio vede le moto sfrecciare davanti allo stesso scenario di bosco e roccia che conobbe la generazione di Agostini. Nell'epoca dei circuiti standardizzati, il Salzburgring resta qualcosa di raro: una pista che potrebbe esistere solo in quel punto esatto del mondo.
Sulla mappa
Il Salzburgring è soltanto uno dei tanti punti sulla nostra mappa interattiva dei luoghi del motorsport nel mondo. Ingrandite l'Austria e lo troverete annidato nella sua valle a est di Salisburgo, non lontano dal Red Bull Ring e da un numero sorprendente di altri circuiti, speedway e sedi storiche. Usate la mappa per organizzare una visita, per leggere la geografia che ha plasmato questa pista o semplicemente per vagare di paese in paese alla scoperta dei templi della velocità.