Il circuito cittadino di Pau: viaggio nel tracciato urbano più storico di Francia
Ai piedi dei Pirenei, là dove i viali di Pau si affacciano su una lunga muraglia di cime, strade del tutto ordinarie si trasformano ancora oggi in uno dei più antichi teatri di corse automobilistiche tuttora in attività al mondo. Il circuito cittadino di Pau sfila davanti alla stazione ferroviaria, attraversa un ponte stradale e sale tra gli alberi del Parc Beaumont, il tutto a pochi minuti a piedi dal centro. Nulla, qui, è stato costruito per le corse; sono le corse ad essersi adattate alla città. Proprio questa inversione — il motorsport che si piega a un luogo reale e abitato, anziché il contrario — fa di Pau uno dei circuiti più affascinanti di Francia e uno degli ultimi autentici tracciati da centro città rimasti al mondo.
Una corsa più antica del nome Gran Premio
Il legame tra Pau e le corse automobilistiche risale agli albori stessi della disciplina. Una manifestazione disputata in città nel 1901 viene spesso indicata come il primo evento in assoluto ad aver portato le parole Grand Prix nel proprio titolo, decenni prima che il termine diventasse l'etichetta standard delle corse di vertice. Il rapporto si consolidò nel 1930, quando lo stesso Gran Premio di Francia — il Grand Prix dell'Automobile Club de France — venne disputato su un veloce circuito stradale tracciato nella campagna intorno a Pau, con la vittoria di Philippe Étancelin su Bugatti. Poi, nel febbraio del 1933, le corse si trasferirono nelle vie della città vera e propria. Quel primo Gran Premio di Pau cittadino, corso in condizioni autenticamente invernali e vinto da Marcel Lehoux, fissò il carattere che sopravvive ancora oggi: un nastro stretto e tortuoso di strade pubbliche avvolto attorno al cuore della città. Da quel momento, con le sole interruzioni della guerra, il Gran Premio di Pau divenne un appuntamento fisso della stagione europea e uno dei nomi più longevi dell'intero automobilismo. Poche altre gare possono vantare un filo identitario così ininterrotto, su strade che sono cambiate così poco.
Il giro: dal tornante della stazione al Parc Beaumont
Il tracciato attuale misura circa 2,7 chilometri e quasi nulla, al suo interno, è rettilineo. Il giro precipita verso la stazione ferroviaria della città, dove un tornante da prima marcia — il celebre virage de la Gare — costringe le vetture a ripiegarsi su se stesse prima che la strada riprenda a salire. Da lì la pista attraversa il Pont Oscar e si infila tra muri, cordoli e barriere risalendo verso la parte alta del circuito, attorno al Parc Beaumont, dove una sequenza di curve in contropendenza e bordate d'alberi serpeggia lungo il margine del parco prima della picchiata finale. In nessun punto del giro esiste un margine d'errore: le barriere sono a ridosso, l'asfalto cambia da una via all'altra e la carreggiata sale e scende di continuo, spesso oltre dossi ciechi. I piloti paragonano volentieri la sfida a Monaco, e il paragone regge — entrambi sono circuiti cittadini stretti e spietati, dove la posizione in qualifica e una concentrazione senza cedimenti decidono la gara. Ma Pau ha un carattere tutto suo: più verde, più collinare, incorniciato dai platani anziché dagli yacht del porto. Un giro veloce, qui, è un esercizio di ritmo, di fiducia nella macchina oltre creste senza visibilità, e nell'arte di non toccare mai del tutto il cemento che aspetta a un palmo dalla traiettoria.
Fangio, Clark e i decenni d'oro
Dopo la Seconda guerra mondiale il Gran Premio di Pau ritrovò in fretta il suo posto in calendario e, tra la fine degli anni Quaranta e gli anni Cinquanta, attirò i migliori in assoluto. Juan Manuel Fangio vinse sulle strade di Pau a cavallo tra i due decenni, nel pieno della sua ascesa verso la leggenda, e la corsa richiamava regolarmente vetture e piloti da Gran Premio anche negli anni in cui non assegnava punti per alcun campionato del mondo. Negli anni Sessanta l'evento divenne uno dei gioielli della Formula 2, e fu qui che Jim Clark dimostrò, per tre volte, perché i suoi rivali lo considerassero intoccabile su ogni tracciato che punisce l'imprecisione. Anche Jochen Rindt, maestro riconosciuto di quella generazione di Formula 2, aggiunse il proprio nome all'albo d'oro. Per decenni una vittoria a Pau ha goduto di un prestigio del tutto sproporzionato rispetto ai punti in palio, proprio perché il circuito non concedeva scorciatoie. La sola potenza, qui, non ha mai vinto nulla; imporsi a Pau era, e resta, la prova di un mestiere autentico.
Una scuola di perfezionamento per i campioni di domani
Man mano che le monoposto si riorganizzavano nel corso dei decenni, Pau conservò il suo ruolo di metro di giudizio per i talenti emergenti. L'era della Formula 3000, tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta, portò in città schieramenti pieni di futuri nomi della Formula 1, e negli anni Duemila il Gran Premio divenne un appuntamento celebre della Formula 3, disputato poi per la Formula 3 Euroseries e per una lunga serie di altre categorie propedeutiche. La logica non è mai cambiata: un giovane pilota capace di mettere insieme un fine settimana pulito e veloce tra le barriere di Pau ha dimostrato esattamente le doti che i circuiti cittadini richiedono al massimo livello — precisione sotto pressione, gestione di gomme e freni su una pista che non concede respiro, e il coraggio di rasentare i muri a velocità da gara. I direttori sportivi hanno sempre considerato la classifica di Pau un documento più onesto dei risultati raccolti su piste permanenti larghe e indulgenti. Anche le vetture turismo hanno avuto il loro momento, con la visita del campionato mondiale turismo a metà degli anni Duemila e con serie nazionali in gara per le vie della città in altre stagioni. Qualunque sia la categoria, l'esame è sempre lo stesso — e superarlo significa ancora qualcosa.
Correre nel cuore di una città viva
Ciò che distingue Pau da quasi ogni altra sede di gara è che il circuito, semplicemente, è la città. Pau è la capitale storica del Béarn, nel dipartimento dei Pirenei Atlantici, e il suo figlio più celebre è Enrico IV, futuro re di Francia, nato nel castello che ancora veglia sul quartiere antico. Nell'Ottocento la città fiorì come elegante stazione di villeggiatura invernale, particolarmente amata dai visitatori britannici, ed è a quell'epoca che risale il boulevard des Pyrénées, con il suo celebrato panorama sulla catena montuosa. Una funicolare collega ancora la città bassa, presso la stazione, al boulevard che la sovrasta. Ogni stagione di gara, barriere, cordoli e tribune provvisorie vengono montati via per via, e poi smontati; per il resto dell'anno il tornante della stazione è soltanto un incrocio con i semafori, e il Pont Oscar un semplice ponte che si attraversa andando al lavoro. Nel fine settimana di gara gli spettatori seguono le corse dai prati del parco, da tribune incastrate in spazi impensabili e dai balconi che dominano la pista. L'intero evento ha l'aria di una festa cittadina che, quasi per caso, comprende alcune delle corse più impegnative d'Europa.
La storia in pista: il Gran Premio storico
Nel ventunesimo secolo Pau ha abbracciato il proprio passato anche nel modo più diretto possibile: riportandolo in pista. La riunione storica del Gran Premio riporta monoposto classiche e vetture da corsa d'epoca proprio nelle vie in cui le loro antenate — e in molti casi gli stessi identici telai — un tempo si contendevano la vittoria. Il canto dei motori degli anni Cinquanta e Sessanta che riecheggia contro gli stessi muri, lo stesso ponte e lo stesso parco è una forma di museo vivente che nessuna collezione statica potrebbe eguagliare. Per il visitatore è un'occasione rara: vedere macchine storiche guidate sul serio, nell'ambiente esatto per cui furono costruite, invece che su un impianto moderno senz'anima. Insieme, gli appuntamenti moderni e il weekend storico fanno di Pau un luogo dove oltre un secolo di motorsport non viene soltanto ricordato, ma rimesso in scena stagione dopo stagione, su strade che il resto dell'anno appartengono a tutti.
Sulla mappa
Pau è un solo punto sulla mappa mondiale del motorsport, ma un punto eccezionale — una città il cui patrimonio di corse è più profondo di quello di molti impianti costruiti apposta e dieci volte più grandi. Se questo viaggio vi ha fatto venire voglia di circuiti cittadini e di luoghi carichi di storia, aprite la mappa interattiva e zoomate sul sud-ovest della Francia per collocare Pau nella sua cornice pirenaica, poi allargate lo sguardo e scoprite i circuiti, gli ovali e le città della velocità che la circondano, in Francia, in Europa e nel resto del mondo.