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Charlotte Motor Speedway: 600 miglia, un Roval e il cuore del paese NASCAR

Lasciate Charlotte, in North Carolina, verso nord-est, percorrete pochi miglia fino alla cittadina di Concord, e le tribune compaiono molto prima del cancello. Il Charlotte Motor Speedway sorge qui dal 1960, un quad-oval da 1,5 miglia scavato nell'argilla rossa del Piedmont da Bruton Smith e dal pilota Curtis Turner. Non è una tappa qualunque del calendario NASCAR: ospita la gara più lunga della serie, la Coca-Cola 600, ha inventato il tracciato ibrido che i tifosi chiamano semplicemente Roval, e occupa il centro geografico di un'intera industria, visto che la maggior parte delle squadre NASCAR costruisce le proprie vetture a pochi minuti d'auto da queste curve.

Un quad-oval nel cuore del paese NASCAR

La pianta di Charlotte è un quad-oval: invece di un rettilineo dei box perfettamente dritto, la linea del traguardo poggia su una doppia piega dolce che incanala le vetture verso la postazione del direttore di gara e regala agli spettatori della tribuna principale una visuale lunga e avvolgente sul gruppo. Le curve hanno una sopraelevazione ripida e, con un giro di 1,5 miglia, la pista appartiene alla famiglia degli speedway intermedi, il formato che ha plasmato l'era moderna del campionato. Ciò che distingue Charlotte dai suoi gemelli di pari misura è il contesto. È nella regione di Charlotte che lo stock car è diventato una professione: le officine da corsa si addensano a Concord, a Mooresville e nei comuni vicini, la NASCAR Hall of Fame ha aperto nel centro di Charlotte nel 2010, e Speedway Motorsports, il gruppo che Bruton Smith ha trasformato in un colosso, governa il proprio impero da queste parti. Quando le squadre provano, assumono, festeggiano o piangono, lo fanno in questo angolo del North Carolina. Correre in casa a Charlotte significa lasciare che i meccanici dormano nel proprio letto, e riempire le gradinate di persone che in questo ambiente ci lavorano davvero.

La Coca-Cola 600: la notte più lunga dello stock car

L'evento di punta è la Coca-Cola 600, disputata per la prima volta nel 1960 con il nome di World 600 e legata al marchio della bibita dalla metà degli anni Ottanta. Seicento miglia, 400 giri: è la gara più lunga che la NASCAR organizzi, deliberatamente cento miglia oltre le altre maratone della serie. Quella distanza fu un manifesto di fondazione. Uno speedway nuovo di zecca aveva bisogno di un titolo capace di reggere il confronto con la 500 Miglia di Indianapolis, così Charlotte scelse semplicemente di correre più a lungo. Si parte nel tardo pomeriggio, sotto il sole, e si arriva sotto i riflettori, e quel passaggio non è un dettaglio scenografico. Quando il sole cala, la temperatura dell'asfalto scende, l'aderenza cambia, e una vettura sovrasterzante al centesimo giro può ritrovarsi incollata alla pista al trecentocinquantesimo. I capisquadra, in pratica, mettono a punto l'auto per due circuiti diversi e devono indovinare il momento in cui l'uno diventa l'altro. I piloti descrivono la 600 come un esercizio di pazienza: chi spinge più forte nel primo quarto raramente decide il finale. Darrell Waltrip e Jimmie Johnson figurano tra i piloti più vincenti nella storia della corsa, e ogni vincitore si guadagna un rispetto particolare, perché nessuno sopravvive a 600 miglia per caso.

Il Memorial Day e la Doppietta

La Coca-Cola 600 si corre nel fine settimana del Memorial Day, la stessa domenica della 500 Miglia di Indianapolis, e da quello scontro di calendario è nata una delle grandi sfide di resistenza del motorsport: il Double. Un pugno di piloti ha provato a disputare la Indy 500 nel pomeriggio, volare verso sud e prendere il via della 600 la sera stessa, a caccia di 1.100 miglia di gara in un solo giorno. Tony Stewart nel 2001 completò ogni giro di entrambe le corse, un'impresa fisica che resta il punto di riferimento. Kurt Busch firmò un tentativo seguitissimo nel 2014, e Kyle Larson ha riacceso il sogno negli anni Venti di questo secolo, prima che il meteo si mettesse di traverso e mostrasse quanto sia fragile la logistica: un ritardo per pioggia in Indiana può demolire una tabella di marcia costruita attorno a un elicottero, un jet e una scorta della polizia. Il Double esiste solo perché la gara di Charlotte è abbastanza lunga, abbastanza serale e abbastanza a sud da far quadrare la geometria. La 600, inoltre, prende sul serio il significato del Memorial Day: ogni vettura porta il nome di un militare americano caduto, una tradizione che dona alla serata una gravità rara in questo sport.

Riflettori, condomini e l'istinto dell'impresario

Charlotte è sempre stata la pista di un impresario. Bruton Smith e il suo storico promoter Humpy Wheeler trattavano il giorno di gara come un teatro, celebri per spettacoli pre-corsa stravaganti che con le corse c'entravano poco e con la vendita dei biglietti c'entravano tutto. Due decisioni riassumono quell'istinto. Negli anni Ottanta, sopra la curva uno sorsero torri di appartamenti, le prime residenze del genere accanto a uno speedway americano, perché i proprietari potessero guardare 40 vetture attraversare la curva dal salotto di casa. Poi, nel 1992, l'impianto si dotò di illuminazione, e la gara delle stelle di quella stagione si corse dopo il tramonto con lo slogan One Hot Night, primo evento di quella portata disputato in notturna su un superspeedway. La scommessa cambiò lo sport: le corse in notturna si rivelarono popolarissime in televisione, e gli ovali illuminati oggi sono la norma in tutta la NASCAR. Per decenni Charlotte è stata anche la casa dell'All-Star Race, l'esibizione senza punti in cui conta soltanto l'assegno del vincitore, e generazioni di tifosi hanno legato quel carnevale di maggio a questo pezzo di North Carolina.

Il Roval: quando all'ovale spuntarono le curve

Nel 2018 Charlotte fece qualcosa che nessun impianto NASCAR moderno aveva osato: piegare un circuito stradale dentro il proprio ovale dei playoff. Il risultato, un tracciato da 2,28 miglia con 17 curve, intreccia la pista stradale dell'infield con gran parte dell'ovale sopraelevato, aggiunge una chicane sul rettilineo opposto e un'altra prima del traguardo, e ricevette subito il soprannome di Roval, fusione di road course e oval. La NASCAR lo inserì direttamente nei playoff come Bank of America Roval 400, mettendo i pretendenti al titolo davanti a una disciplina nuova di zecca proprio con la stagione in bilico. La primissima edizione regalò un finale che nessuno avrebbe osato scrivere: Jimmie Johnson attaccò il leader Martin Truex Jr. nell'ultima chicane, entrambe le vetture si girarono, e Ryan Blaney sgusciò via verso la vittoria. Quel caos vendette il concetto dall'oggi al domani. Il Roval pretende un bagaglio ibrido singolare, frenate al limite e cordoli aggrediti come su un circuito stradale, uniti alla gestione delle velocità da veterano dell'ovale, e rimescola regolarmente il quadro dei playoff. Altre piste hanno poi studiato la formula, ma Charlotte è arrivata prima, e il nome è diventato un termine generico: ogni ibrido tra infield e ovale oggi si chiama roval.

Correre 600 miglia sull'asfalto sopraelevato

Che cosa chiede l'ovale in sé al pilota? Charlotte è veloce, ma non è un superspeedway da acceleratore sempre spalancato; si alza il piede, la vettura scivola, e l'assetto decide tutto. L'asfalto si gomma in modo disomogeneo lungo una gara così lunga, le traiettorie si allargano e migrano, e le sconnessioni alle due estremità della pista hanno caratteri che le squadre imparano a memoria. Poiché la 600 attraversa il confine tra giorno e notte, usura delle gomme e posizione in pista si scambiano d'importanza da uno stint all'altro, e la strategia dei pit stop si distende su una distanza per cui perfino i motori vengono preparati apposta, dato che nessun'altra gara a punti impone tante ore a pieno regime. Il rettilineo del quad-oval aggiunge la propria insidia alle ripartenze, con la piega che arriva in fretta per chi difende la posizione in tre affiancati. I veterani definiscono la pista onesta: punisce l'impazienza, premia una vettura che ruota bene a metà curva e riserva il proprio verdetto all'ultima ora.

Sulla mappa

Il Charlotte Motor Speedway è un punto, particolarmente luminoso, in una fitta costellazione di ovali, circuiti stradali e piste di accelerazione americane; proprio accanto, lo zMAX Dragway e la pista in terra battuta completano un vero campus del motorsport. Aprite la mappa interattiva, ingrandite sul North Carolina, e vedrete quanto fittamente il paesaggio delle corse si stringa attorno a Charlotte, dal complesso di Concord agli ovali corti sparsi per il Piedmont. Poi allargate lo sguardo e seguite lo sport ovunque vada dopo.