Brooklands, il primo circuito costruito al mondo per le corse
Quando a Monza si posò la prima pietra dell'autodromo, nel 1922, Brooklands correva già da quindici anni. Quando Indianapolis fu tracciata, nel 1909, il grande anello inglese aveva già visto record, incidenti e folle in delirio. Il primo circuito della storia costruito appositamente per le automobili non nacque infatti in Italia né in America, ma nella campagna del Surrey, a sud-ovest di Londra, dove nel giugno 1907 venne inaugurato un ovale di cemento con curve sopraelevate lungo circa 4,4 chilometri. Un'opera senza precedenti, voluta e pagata quasi interamente da un solo uomo, che per realizzarla dilapidò gran parte del proprio patrimonio.
Il sogno ostinato di Hugh Locke King
All'inizio del Novecento la Gran Bretagna era un paese ostile all'automobile veloce. Il Motor Car Act del 1903 fissava sulle strade pubbliche un limite generale di 20 miglia orarie, e le corse su strada, come le grandi gare di città in città che infiammavano Francia e Italia, erano semplicemente vietate sull'isola principale. I costruttori britannici dovevano andare all'estero per collaudare le proprie vetture, oppure ripiegare sull'Isola di Man, dove leggi locali permettevano di chiudere le strade.
Hugh Locke King, ricco proprietario terriero con una tenuta nella valle del fiume Wey presso Weybridge, vedeva in tutto questo un pericolo mortale per l'industria automobilistica nazionale: senza un luogo dove provare le macchine a velocità di gara, gli ingegneri britannici sarebbero rimasti indietro rispetto ai rivali continentali. La sua risposta fu tanto semplice quanto temeraria: costruire sulla propria terra, a proprie spese, una pista privata ad alta velocità, aperta a case costruttrici e piloti. Il progetto iniziale, relativamente modesto, crebbe sotto la spinta dei consulenti fino a diventare un'opera ciclopica.
Cemento, sopraelevate e un fiume sotto la pista
Ciò che prese forma tra il 1906 e il 1907 non aveva eguali al mondo. L'anello esterno, l'Outer Circuit, misurava circa 2,75 miglia, ovvero più o meno 4,4 chilometri, con una carreggiata larga una trentina di metri, sufficiente perché diverse vetture potessero lottare affiancate a tutta velocità. Le due grandi curve, il Members' Banking e il Byfleet Banking, erano pareti di cemento non armato che nel punto più alto sfioravano i nove metri: l'idea, rivoluzionaria, era che alla velocità giusta una vettura potesse percorrerle quasi senza toccare il volante.
Il cantiere fu una battaglia continua. Il fiume Wey attraversava il terreno, e la pista dovette scavalcarlo su un ponte; il suolo paludoso andava drenato, enormi quantità di terra spostate. Migliaia di operai lavorarono senza sosta, e in molto meno di un anno i campi si trasformarono in un circuito finito, un ritmo sbalorditivo per l'epoca. Il conto finale, centinaia di migliaia di sterline di allora, portò Locke King sull'orlo della rovina; fu la moglie Ethel, energica e concreta, a rimettere ordine nelle finanze e nell'organizzazione, salvando l'impresa prima ancora dell'inaugurazione.
Corse organizzate con le regole dell'ippica
Brooklands aprì ufficialmente nel giugno 1907, con Ethel Locke King alla testa del corteo inaugurale sulla pista, giusto riconoscimento del suo ruolo. Poche settimane dopo, il circuito dimostrò subito a cosa servisse: Selwyn Francis Edge guidò da solo una Napier per 24 ore consecutive, di notte orientandosi grazie a lanterne disposte lungo il bordo, a una media di circa 65 miglia orarie. Quel primato di distanza resistette per anni.
La prima vera riunione di gare, nel luglio 1907, rivelò però un problema imbarazzante: nessuno sapeva come si organizzasse una corsa automobilistica. Gli organizzatori copiarono quindi l'ippica in blocco. C'era un paddock, le vetture ricevevano handicap come i purosangue, e i piloti, privi di numeri di gara, indossavano casacche colorate come i fantini. Il pubblico non riusciva a capire chi fosse in testa. Numeri, tabelloni, sistemi di handicap raffinati: gli strumenti elementari dell'organizzazione sportiva moderna dovettero essere inventati a Brooklands, stagione dopo stagione, per tentativi ed errori.
Record e leggende dell'Outer Circuit
Tra le due guerre Brooklands divenne il cuore pulsante del motorsport britannico e una fabbrica di primati. Il Brooklands Automobile Racing Club assegnava un distintivo ambitissimo ai piloti capaci di girare sull'Outer Circuit a oltre 120 miglia orarie di media: riceverlo equivaleva a un'investitura. Nel febbraio 1913 Percy Lambert, su una Talbot, fu il primo essere umano a coprire più di 100 miglia in un'ora; morì sulla stessa pista pochi mesi dopo, nel tentativo di riprendersi il record. Il cemento non perdonava.
Il punto d'arrivo di quella caccia alla velocità fu il Napier-Railton, una macchina mostruosa spinta da un motore aeronautico, costruita per John Cobb. Nel 1935 Cobb completò un giro a poco più di 143 miglia orarie di media, circa 230 km/h: il record assoluto della pista, mai più battuto perché l'attività agonistica cessò prima che qualcuno potesse superarlo. Malcolm Campbell era di casa, e per gli standard dell'epoca Brooklands fu sorprendentemente aperto alle donne: gare femminili si disputarono fin dai primi anni, e pilote come Kay Petre divennero beniamine del pubblico. Nel 1926 il circuito ospitò il primo Gran Premio di Gran Bretagna; nel 1932 arrivò la Test Hill, una rampa di prova di pendenza brutale, e nel 1937 all'interno dell'anello venne ricavato un tracciato stradale, il Campbell Circuit.
La culla dell'aviazione britannica
Brooklands ha una seconda anima, non meno importante della prima: è uno dei luoghi di nascita dell'aviazione britannica. La grande spianata al centro dell'anello era un campo di volo naturale, e già nel 1908 il pioniere Alliott Verdon Roe vi compì i suoi primi balzi a motore. All'interno della pista crebbe un vero villaggio aeronautico di hangar, officine e scuole di pilotaggio; Thomas Sopwith, il cui nome avrebbe poi contrassegnato celebri aerei da caccia, imparò a volare proprio a Brooklands.
Dal campo di volo nacque un polo industriale. La Vickers vi impiantò la produzione di velivoli, e l'ingegnere Barnes Wallis, reso famoso dalle sue invenzioni della Seconda guerra mondiale, vi svolse gran parte della carriera. Anche la Hawker utilizzò l'aerodromo: il prototipo del caccia Hurricane compì il suo primo volo da Brooklands alla fine del 1935. Per tre decenni il ruggito dei motori da corsa condivise il cielo del Surrey con il ronzio degli aeroplani: la convivenza di due rivoluzioni del trasporto che nessun altro luogo al mondo ha vissuto in questa forma.
La guerra, la fine, l'eredità
Con l'ingresso della Gran Bretagna in guerra, nel settembre 1939, le corse a Brooklands si fermarono di colpo, per sempre. L'intero sito passò alla produzione aeronautica: la Vickers vi costruì in grande serie i bombardieri Wellington, e il cemento chiaro, troppo visibile dall'alto, fu mimetizzato con vernice e reti. La Luftwaffe lo trovò comunque: un'incursione sullo stabilimento Vickers nel settembre 1940 causò molte vittime tra gli operai. Le esigenze belliche mutilarono la pista in modo irreversibile: le sopraelevate furono squarciate per far passare aerei e mezzi, edifici sorsero sopra la carreggiata, e dopo il 1945 il ripristino risultò economicamente impossibile. Nel 1946 il sito fu venduto alla Vickers e l'aviazione vi regnò da sola per decenni. Oggi lunghi tratti del Members' Banking sopravvivono, screpolati ma inconfondibili, e dal 1991 il Brooklands Museum racconta la doppia storia del luogo, con il Napier-Railton in collezione, la Test Hill, la clubhouse edoardiana e perfino un Concorde.
Sulla mappa
Brooklands è il capostipite di tutti i circuiti costruiti, e quindi il punto di partenza perfetto per un viaggio sulla nostra mappa interattiva. Vi troverete il sito del Surrey e tutta la sua discendenza: Indianapolis, Monza, i grandi autodromi moderni e centinaia di ovali e speedway sparsi per il pianeta. Fate zoom sull'Inghilterra e risalite alla sorgente, dove l'idea stessa di autodromo fu colata nel cemento nel 1907.